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Barbara McClintock, nacque ad Hartford, nel Connecticut il 16 giugno del 1902. Frequentò la high school in New York City, e poi si iscrisse alla Cornell University dove svolse tutto il suo curricolo di studi universitari fino a conseguire il Dottorato nel 1927 nel Dipartimento di Botanica. Successivamente trascorse due anni prestigioso Cal Tech.
Dopo una serie di "passaggi", fra cui un anno a Friburgo, nel 1941 iniziò una collaborazione con lo staff della Carnegie Institution di Washington ed ebbe così inizio una felice e fattiva collaborazione che continuò per tutto il resto della sua vita. Durante la sua lunga carriera di ricercatrice ha ottenuto una notevole serie di riconoscimenti ma all'inizio non è stato "rose e fiori".
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Quaranta anni fa Barbara McClintock's studiò ed osservò le mutazioni nei chicchi di mais, questo le fece intuire la possibilità che vi fossero elementi genici trasponibili. Questa sua intuizione fu accolta con molto scetticismo dalla comunità scientifica ma successive osservazioni e gli sviluppi nella genetica molecolare hanno dimostrato che era nel giusto, così che adesso le viene attribuita la scoperta dei geni trasferibili, e dei meccanismi di controllo della loro espressione, una scoperta fondamentale per le ricerche di ingegneria genetica. Per questo le venne attribuito il Nobel per la Medicina (il 10 Ottobre 1983).
La McCLintock è stata una donna dalla personalità molto interessante, con una sua personale visione della scienza tanto che possiamo parlare di "filosofia di ricerca della McClintock. Abbiamo potuto avere un saggio di questa sua particolare visione della scienza attraverso le parole di Evelyn Fox Keller, dalle quali è possibile conoscere la personalità della McClintock e l'importanza che ella ritiene debba assumere, nel lavoro di scienziato, il costruire un rapporto con l'organismo.
Evelyn Fox Keller incontra Barbara McClintock presso i laboratori di Long Island per poterla intervistare, e la raggiunge nel suo laboratorio, descritto come un vero e proprio mondo a parte, pensando agli aggettivi con cui le era stata presentata: "intimidatoria", "difficile da avvicinare", "una grande mente", "penetrante ed esigente", "una persona molto riservata". Viene invece accolta con grande calore ma Barbara non ritiene che la sua vita possa interessare al pubblico perché si giudica diversa, anomala, eccentrica.
Evelyn invece crede che sia molto interessante raccontare la relazione tra uno scienziato e una scienza, la genetica, che in questo secolo ha avuto uno sviluppo straordinario e può cambiare veramente il mondo. Barbara é una donna dall'intelligenza rapida e brillante, che ha fatto una serie di scoperte significative che non hanno precedenti nella storia della citogenetica.
Le sue ricerche sulle mutazioni nei chicchi di mais la portarono a formulare concetti così nuovi e radicali che i suoi stessi colleghi ebbero non poche difficoltà a recepirli. Infatti i geni erano considerati delle unità semplici, disposti secondo una sequenza fissa e lineare, in cui erano contenute tutte le potenzialità dell'organismo. Sembrava irragionevole supporre che gli elementi del gene fossero in grado di muoversi spontaneamente da un punto all'altro, persino da un cromosoma all'altro ma la McClintock fin dall'inizio degli anni cinquanta sostenne che, nello spostamento da un sito cromosomico all'altro, questi elementi genetici portavano nuove istruzioni alla cellula e affermò inoltre che anche questo loro movimento era "programmato".
In seguito sono stati scoperti sempre nuovi esempi di elementi genetici mobili o trasponibili, che suggeriscono un grado di fluidità dell'assetto cromosomico (ogenomia); con la scoperta della mobilità dei geni é cambiato anche il concetto stesso di programma genetico. Dal momento che il movimento dei geni fa parte anch'esso del programma diventa necessario chiedersi: da dove vengono le istruzioni?
La McClintock è convinta che esse sono contenute nella cellula intera, nell'organismo, forse addirittura nell'ambiente... Probabilmente le sue scoperte non sono state recepite dai suoi contemporanei in quanto troppo lontane dal tipo di spiegazioni che i suoi colleghi andavano cercando. Il suo modo particolare di studiare i problemi partiva dalle caratteristiche individuali di un organismo:
"La cosa importante é sviluppare la capacità di vedere che un seme é diverso dagli altri, e capire perché e in che cosa consiste questa differenza. Se qualcosa non torna, c'è una ragione, e si tratta di scoprirla."
Queste parole di Barbara McClintock ci fanno capire il posto che occupa l'atto dell'osservazione nel suo lavoro sperimentale e ci avvicina al suo metodo di comprensione dei fenomeni. Poi spiega:
"Ciò che per gli altri é frutto di immaginazione o di speculazione, per me é questione di allenamento alla percezione diretta... occorre avere il tempo di guardare, la pazienza di ascoltare ciò che le cose hanno da dire, occorre sentirsi in sintonia con l'organismo. Si deve capire come ogni organismo cresce, capirne le parti, capire quando succede qualcosa di sbagliato. Non esistono due piante esattamente uguali. Ciascuna é diversa e di conseguenza è necessario sapere riconoscere quella differenza. Io comincio con la piantina, ancora piccola, e non voglio lasciarla, non ho la sensazione di conoscerne la storia se non ho avuto modo di osservarla durante la sua crescita.
Cosi conosco ogni pianta del campo. Le conosco intimamente, e ricavo un immenso piacere della loro conoscenza."
Questo suo sentirsi in sintonia con l'organismo ha allargato la sua visione e allo stesso tempo l'ha sostenuta per una vita intera di sforzi compiuti in completa solitudine, senza il conforto dell'intimità di rapporti umani.
Dall'intervista di Evelyn Fox Keller si può capire la grande passione che la McClintock ha per gli organismi che per lei hanno una vita e un ordine tutto loro che gli scienziati possono penetrare solo in parte.
Barbara McClintock morì nel 1992.
(da Evelyn Fox Keller, "In sintonia con l'organismo. La vita e l'opera di Barbara McClintock", Milano, La Salamandra, 1988)
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