Il 28 giugno 1998, i 15 Ministri degli Esteri degli stati dell'Unione Europea erano tutti a favore dell'abolizione universale della pena di morte, una battaglia che è un importante elemento della politica dell'UE sui diritti umani; infatti, per essere membro dell'UE uno stato non deve applicare la pena di morte. Questa crociata è sostenuta anche da un importante movimento di opinione pubblica.
Durante la riunione dei ministri dell'UE è stato ricordato un importante dato: l'84% delle esecuzioni mondiali si concentra in 4 paesi: nel 1997, 1644 condanne a morte sono state eseguite in Cina, 143 in Iran, 122 in Arabia Saudita, 74 negli Stati Uniti. E tutto questo senza sconfiggere la criminalità, come invece sostengono i sostenitori della pena di morte.

Inoltre, in alcuni stati (anche negli Stati Uniti) anche i minori possono essere condannati.In Cina i soldati del plotone di esecuzione prendono di mira solo alcune parti del corpo, per preservarne altre destinate al commercio di organi. L'Italia è prima in questa battaglia, infatti presentò una mozione contro la pena di morte alla commissione UN per i diritti umani a Genova.

LA LEGGE INGLESE

Nelle prime leggi inglesi esistevano due gradi di tradimento: l'alto tradimento, che era diretto contro la Corona, ed il tradimento minore, che consisteva nel crimine verso un soggetto, come una moglie che uccideva il marito o un domestico che assassinava il padrone.

Nei primi statuti inglesi le offese più serie erano immaginare o progettare la morte del sovrano, allearsi ai nemici del sovrano e dare loro aiuto e conforto, e ribellarsi alla Corona. Gli statuti sono stati cambiati nel tempo, tra il regno di Edoardo II e quello di Elisabetta I. Dopo la restaurazione, i giudici del periodo Stuart usarono il "tradimento costruttivo" per scoraggiare la resistenza alla Corona.

Essi estesero le offese fino ad includere le parole così come le azioni. Nel 1663 uno scrittore fu accusato di tradimento per aver scritto un articolo sostenendo che il re era responsabile verso il popolo.