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All'inizio del 1900 il chimico Svante Arrhenius sviluppò questa teoria pensando che le spore batteriche potessero viaggiare nella nostra Galassia spinte dalle radiazioni luminose. La Terra in origine poteva essere, una volta raffreddata, un luogo da colonizzare per questi esseri viventi.
Il fatto che la vita una volta imposta negli ambienti terrestri si sia sviluppata così velocemente ha in effetti fatto pensare a molti scienziati del XX° secolo che quantomeno l'organizzazione molecolare a livello di aminoacidi e basi azotate si sia formata in altri luoghi dell'universo.
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J. Orò nel 1961 propose decisamente la presenza di molecole extraterrestri per l'origine della vita sulla Terra, mentre Hoyle e Wickramasinghe negli anni successivi sostenerono che alcuni tipi di batteri potrebbero sopravvivere nello spazio.
Le osservazioni recenti di alcune comete come quella di Halley, la Hale-Bopp e la Hyakutakee hanno rilevato sia nella chioma che nella coda la presenza di composti organici. Forse potremmo immaginare che gli aminoacidi extraterrestri potrebbero una volta giunti sulla Terra aver costruito le proteine e quindi altri componenti essenziali.
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Potremmo concludere il nostro sintetico percorso citando la frase di Freeman Dyson:
"Quanto più esamino e studio i particolari della sua architettura, tanto più numerose sono le prove che l'universo, in un certo senso, doveva già sapere che saremmo arrivati". In questa frase è indiscutibile il binomio: UNIVERSO E VITA.
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