GENERAZIONE SPONTANEA
 

Per molti secoli il problema sull'origine della vita ha interessato filosofi prima e scienziati poi. Fu con Francesco Redi che venne impostato per la prima volta il problema secondo una metodologia scientifica. Prima di lui la gente comune era propensa a credere che la vita si potesse generare spontaneamente almeno nelle sue forme pių semplici: e cosė insetti e vermi dalla carne in putrefazione e da tronchi marci, rane e pesci dal fango per non parlare di topi da camicie sporche da sudore con l'aggiunta di alcuni chicchi di grano secondo la ricetta classica di J.B. Van Helmont (1594-1644). Col naturalista F. Redi (1626-1698) fu dimostrato correttamente che i "vermi" della carne compaiono solo se questa č lasciata a disposizione di mosche che vi deporranno le uova. Il suo č un esperimento classicamente scientifico.

Con Anton Van Leeuwenhoeck, l'osservazione microscopica, la prima, fece nuovamente dubitare sulla generazione spontanea. Un mondo microbico fino ad allora invisibile apparve agli occhi meravigliati degli scienziati. Da dove veniva fuori tutta quella vita? Va ricordato in queste posizioni opposte il notevole contributo di L. Spallanzani (1729-1799) contro l'idea della "generatio aequivoca".

Fu ad opera del grande scienziato francese Louis Pasteur che si ottenne la definitiva dimostrazione che la generazione spontanea non esiste. Il suo esperimento si basava sull'uso di palloni a collo di cigno aperti al contatto con l'aria. Una volta riempiti con una soluzione nutritiva venivano sterilizzati al calore. Il collo di cigno impediva l'ingresso di microrganismi ed il liquido rimaneva sterile anche con il passare del tempo.
La frase conosciuta "omne vivum e vivo" (tutte le forme viventi derivano da forme viventi) stabiliva definitivamente la fine della controversia.