OSSERVAZIONI SU MARTE
 

GALILEO GALILEI

Il primo ad osservare Marte al telescopio fu Galileo nel 1610. Il rudimentale strumento di Galileo mostrò un piccolo disco senza dettagli, tuttavia Galileo scoprì che Marte non era perfettamente circolare e presentava il fenomeno delle fasi come osserviamo per la nostra luna. La scoperta della fase di Marte fu un'ulteriore prova della rotazione dei pianeti intorno al Sole e quindi del modello eliocentrico di Copernico.

GIANDOMENICO CASSINI

Nel 1659, grazie alla migliore qualità dei telescopi, Christian Huygens (1629-1695) riuscì per primo a scorgere qualche dettaglio sulla superficie di Marte ma le prime scoperte importanti su Marte furono compiute da Gian Domenico Cassini (1625-1712) che nel 1666 determinò il periodo di rotazione di Marte in 24 ore e 40 e osservò le bianche calotte polari del pianeta. Sempre Cassini nel 1672 riuscì a dare la prima stima attendibile della distanza Terra-Sole e da questa se ne ricavò anche le dimensioni di Marte approssimativamente simili a quelle oggi valutate.

WILLIAM HERSCHEL

Fu l'attento studio al telescopio da parte di Sir William Herschel (1738-1822), che permise allo stesso di ipotizzare che le calotte di Marte fossero composte da ghiaccio d'acqua come le calotte polari terrestri. Herschel determinò anche l'inclinazione dell'asse polare di Marte trovando un valore di circa 28 gradi (di pochi gradi diverso da quello terrestre) e dedusse, giustamente, che le stagioni su Marte sono simili a quelle terrestri, solo più lunghe. Tutte queste somiglianza fecero nascere l'idea che Marte potesse essere un'altra Terra probabilmente abitatata. Questa idea di un Marte abitato si diffuse rapidamente fra gli studiosi.

GIOVANNI VIRGILIO SCHIAPARELLI

Nel settembre del 1877 quando Marte si trovava alla minima distanza dalla Terra, dalla specola di Brera a Milano l'astronomo italiano Schiaparelli osserva e disegna il pianeta Marte e l'anno successivo annuncia la scoperta di 40 "canali", è così che chiama le ampie linee scure che correvano da una zona scura all'altra attraversando le regioni desertiche del pianeta. In un primo momento Schiaparelli non attribuisce molta importanza ai "canali" ma più avanti si convince che quelli osservati da lui sono effettivamente dei giganteschi canyon in cui scorre l'acqua liquida. La traduzione del termine canale in inglese in canals anziché in channels sembra abbia contribuito a rendere più accettabile l'idea che i "canali" fossero di origine artificiale e quindi costruiti da esseri intelligenti.

CAMILLE FLAMMARION

L'astronomo francese Camille Flammarion era particolarmente entusiasta dell'idea dei canali di Marte e pubblica nel 1892 con grande successo "Le planète Mars et ses conditions d'habitabilité", in cui si dichiara convinto che Marte sia abitato da una civiltà superiore a quella terrestre.

PERCIVAL LOWELL

Il più tenace fautore di un Marte abitato fu Percival Lowell che nel 1894 si fa costruire un osservatorio personale, che chiamerà "Castello di Marte" in Arizona, esplicitamente dedicato alla osservazione del pianeta rosso. Per 15 anni si dedicò alla precisa osservazione dei canali ed alla loro rappresentazione grafica e fotografica. Lowell scrisse ben tre libri divulgativi, "Mars" (1894), "Mars and its Canals" (1907), "Mars as the Abode of Life" (1908). In questi libri di grande successo espone le sue idee su Marte. Dando per scontata l'esistenza fisica dei "canali" Lowell conclude che il fitto reticolato geometrico visibile dalla Terra è di origine artificiale e che viene usato per portare la sola acqua disponibile sul pianeta dalle calotte polari a tutte le altre regioni di Marte, per impedire che muoiano di sete. Nasce il mito della civiltà marziana in lotta per la sopravvivenza sull'arido pianeta Marte.