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Inquinamento acustico e sensibilità civile fra scienza, cultura e leggi
di Sergio Luzzi

La differenza fra suono e rumore è sostanzialmente culturale e non naturale come, apparentemente, potrebbe sembrare. Ci sono rumori che sono diventati, ad un certo momento, suoni. Spesso ci si limita ad una definizione empirica: il suono diletta, è cioè gradevole agli orecchi, il rumore invece arreca disturbo e fastidio.
E' forse per questo che è difficile trovare una piena sensibilità alla questione dell'inquinamento acustico. Generalmente si pensa che siano più gravi il degrado atmosferico e quello idrico, perchè al rumore, alla fine, "ci si abitua". Per trovare fermi oppositori all'inquinamento acustico, bisogna cercare fra gli "addetti ai lavori" o fra coloro che sono investiti dal problema in maniera più diretta: ecologisti, tecnici di acustica, audiologi e le persone esposte a vere e proprie overdose di rumore.
Eppure la fonosfera, cioè l'ambiente acustico in cui viviamo, si presenta sempre più densa di suoni, provenienti dalle "sorgenti" più disparate. Nelle città in particolare il rumore di fondo, cioè il brusio di un insieme di elementi: automobili, aerei, moto, autobus, sirene diventa spesso continuo e lacerante, al punto da togliere quasi completamente spazio a quello umano: allora si può parlare di inquinamento acustico e di difficoltà oggettive di sopravvivenza dell'uomo nella fonosfera, sia dal punto di vista sociale, sia da quello strettamente sanitario.
Un aspetto particolare è quello dell'inquinamento acustico negli ambienti di lavoro, da troppo tempo trascurato e fonte di ben precise patologie spesso sottovalutate, soprattutto dai lavoratori stessi.
Questo articolo contiene una rapida descrizione delle proprietà fisiche del rumore, in termini di generazione, propagazione e ricezione delle onde sonore, degli effetti e dei possibili danni provocati da queste sull'organismo umano, dei parametri usati per rappresentare in termini matematici i vari livelli di rumore ed infine dei limiti di rumore definiti "accettabili" da enti ed organi legislativi nazionali ed internazionali, con particolare riferimento a quanto disposto dal D.L. 277 del 15-08-1991 in materia di "protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro".
Nella nostra azienda-scuola, questa valutazione è stata curata dal Servizio di Prevenzione e Protezione nei modi previsti dalla legge ed ha previsto l’effettuazione di una campagna di rilevazioni fonometriche, i cui risultati hanno fornito un’immagine del rumore presente in tutte le postazioni di lavoro dell’Istituto.
A partire dai valori misurati e dalle distribuzioni temporali (giornate e settimane lavorative standard di ciascun lavoratore), si è quindi proceduto all’individuazione dei livelli di esposizione giornaliera che, per la quasi totalità degli addetti hanno assunto valori inferiori agli 80 dB(A), appartenendo così alla fascia non a rischio; solo in pochi casi legati alle mansioni più rumorose si sono superati gli 80 dB(A), rimanendo comunque al di sotto della soglia degli 85 dB(A), oltre la quale la legge impone una serie di obblighi e di interventi che vanno oltre la semplice informazione e formazione degli addetti esposti al rischio.

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