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Orogenesi Appenninica
Stratigrafia dell'Appennino
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Orogenesi Appenninica
La ricostruzione delle varie fasi che hanno condotto alla formazione della catena Appenninica fanno riferimento alla dinamica della litosfera spiegata dalla Tettonica delle placche e comunque a ricerche e ipotesi ancora in divenire.
Secondo questa teoria le orogenesi avvengono in corrispondenza di margini attivi in cui avvengono collisioni che conducono alla subduzione di almeno una delle due placche. In particolare una placca più densa, costituita da litosfera oceanica scivola sotto a quella più leggera continentale: queste spinte compressive determinano la formazione delle catene montuose.
Secondo i dati recenti la fase di sollevamento della catene appenninica è piuttosto recente e inizia circa 30 milioni di anni fa, ma la sua storia, memorizzata dalla presenza delle varie tipologie rocciose risale almeno alla fine del Paleozoico, circa 250 milioni di anni fa.
All'inizio dell'era Mesozoica i continenti erano uniti in un'unica Terra, la Pangea. Alla latitudine dell'Equatore questa era in parte separata dal Mar Tetide che si insinuava con un golfo fino a dove ora troviamo l'Italia. E' in questo golfo di scarsa profondità che si vanno accumulando i resti di tanti organismi marini tipici dell'Era e di quel clima, un clima decisamente caldo: le ammoniti, i foraminiferi. Una volta fossilizzati questi resti contribuiranno a formare le piattaforme sedimentarie che sono testimoniate ad esempio dalla formazione Dolomitica.
L'aumento però della profondità del mare muta il tipo di deposito, non potendosi più accrescere la barriera corallina si depositano solo gusci di animali pelagici come radiolari e foraminiferi. Si formano vari calcari selciferi, le marne e lo strato che definiamo Scaglia (un insieme di argille e scheletri calcarei di foraminiferi disciolti dall'acqua marina).
In questo periodo si viene formando un rift in questo Golfo che aprirà maggiormente la Tetide costituendo il piccolo Oceano Ligure-Piemontese. La sua formazione determina una separazione di alcuni lembi di terra: a nord la Sardegna e la Calabria che fanno parte dell'Europa antica, a sud brandelli d'Italia peninsulare odierna e Sicilia che sono parte dell'Africa. Nel Giurassico, circa 200-140 milioni di anni fa, un piccolo frammento dell'Africa, chiamato dai geologi Adria, si protendeva verso l'Oceano Ligure-Piemontese, e diventerà in seguito la Puglia.
Giungendo a circa 100 milioni di anni fa ha inizio l'orogenesi Alpina con la chiusura dell'oceano Ligure-Piemontese e la subduzione relativa che conduce alla deformazione delle rocce sedimentarie presenti e alla formazione ai bordi di vulcani attivi.
Durante la prima parte dell'Era Cenozoica possiamo dire che la chiusura del piccolo Oceano era completata e quindi inizia lo scontro tra le placche Africana ed Europea con l'emersione di una catena montuosa. E' in questo periodo che l'erosione e la successiva sedimentazione produrrà strati di detriti sui fondali marini che diventeranno le arenarie appenniniche (Scisti, Macigno e Arenarie).
Circa 30 milioni di anni fa la formazione appenninica inizia si può dire con la formazione di un bacino, quello delle Baleari, che conduce ad una deriva verso est del blocco Sardo-Corso. Questa dinamica complessa caratterizzata da spinte in direzione orientale metamorfizza alcune rocce che diventeranno i marmi e le ardesie dell'Appennino occidentale ligure e toscano.
Nel Pliocene, circa 10 milioni di anni fa, si apre il Tirreno, un profondo mare che ai lati orientali presenta attività vulcanica (i resti di questa nella zona Tosco-Laziale). Le spinte dell'Africa si fanno sentire anche nell'attuale Ionio dove vulcanesimo e terremoti sono tutt'oggi presenti.
La formazione appenninica, come abbiamo già visto per quella alpina, è sede di erosione che produce grandi quantità di sabbie e fanghi che si sedimentano nei bacini della regione padana e adriatica. A questi si uniscono spesse precipitazioni di materiali calcarei, le evaporiti di circa 6 milioni di anni fa, quando a seguito della chiusura dello stretto di Gibilterra il Mar Mediterraneo risultò isolato e si prosciugò.
Le fasi compressive si alternarono con fasi distensive che producono fosse tettoniche parallele alla catena: le valli del Casentino, del Valdarno, del Mugello con la formazione dei relativi paleolaghi. In questi paeolaghi e nei mari intorno poco profondi si depositarono le argille, lacustri o marine, tutte di provenienza continentale. Variazioni del livello del mare determinate dalle variazioni di livello dei ghiacci e movimenti della crosta terrestre provocarono alternanze di trasgressioni e regressioni marine, con conseguenti alternanze litologiche. E' così iniziato un nuovo ciclo sedimentario che probabilmente durerà per tutti i prossimi 2-300 milioni di anni.
Il risultato delle compressioni che hanno condotto alla formazione appenninica ha determinato degli accorciamenti crostali che hanno costituito una serie di pieghe (anticlinali rovesciate o coricate verso oriente) scorse una sull'altra, definita Falda.
Siamo ormai giunti agli ultimi 2 milioni di anni, è l'era delle Glaciazioni che si conclude circa 10.000 anni fa. Il panorama geologico da questo momento non è molto cambiato, mentre cambia invece velocemente quello paesaggistico causato dalla presenza umana.
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