5. PROCEDIMENTO
5.1. Preparazione dell'insaponificabile.
5.1.1. Nel matraccio da 250 ml si introduce, impiegano
la microsiringa da 500 µl, un volume di soluzione di a -colestanolo allo
0,2 % in cloroformio (4.17.) che contenga una quantità di a -colestanolo
corrispondente a circa il 10 % del contenuto di steroli nell'aliquota di
campione da prelevare per la determinazione. Ad esempio per 5 g di campione
si aggiungano 500 µl della soluzione di a-colestanolo allo 0,2 % se trattasi
di un olio di oliva e 1 500 µl se trattasi di oli di semi o olio di sansa
di oliva. Si evapora in corrente di azoto fino a secchezza, quindi nello
stesso matraccio si pesano esattamente 5 g di campione secco e filtrato.
In caso di oli e grassi animali o vegetali contenenti quantità notevoli
di colesterolo può essere presente un picco avente tempo di ritenzione identico
al colestanolo. In tali casi occorre analizzare la frazione sterolica in
doppio con e senza standard interno.
5.1.2. Si aggiungono 50 ml di soluzione etanolica di idrossido
di potassio 2 N, si applica il refrigerante a ricadere e si scalda a leggera
ebollizione su bagnomaria sotto continua energica agitazione, fino a saponificazione
avvenuta (la soluzione diviene limpida). Si continua il riscaldamento ancora
per 20 minuti, quindi si aggiungono 50 ml di acqua distillata facendoli
scendere dall'alto del refrigerante, si stacca il refrigerante e si raffredda
il matraccio a circa 30°C.
5.1.3. Si travasa il contenuto del matraccio quantitativamente,
in un imbuto separatore da 500 ml, aiutandosi con acqua distillata, a più
riprese, impiegandone complessivamente circa 50 ml. Si aggiungono circa
80 ml di etere etilico, si agita energicamente per circa 30 secondi e si
lascia stratificare (nota 1). Si separa la fase acquosa sottostante raccogliendola
in un secondo imbuto separatore. Sulla fase acquosa si effettuano ancora
due estrazioni, con le stesse modalità, impiegando ogni volta 60-70 ml di
etere etilico.
Nota 1 - Eventuali emulsioni possono essere eliminate aggiungendo, mediante
spruzzetta, piccole quantità di alcool etilico o metilico.
5.1.4. Si riuniscono gli estratti eterei in un unico imbuto
separatore e si lavano con acqua distillata (50 ml per volta) fino a reazione
neutra delle acque di lavaggio. Eliminata l'acqua di lavaggio, si essicca
con solfato di sodio anidro e si filtra, su solfato sodico anidro, in un
matraccio da 250 ml previamente pesato, lavando imbuto e filtro con piccole
quantità di etere etilico.
5.1.5. Si distilla l'etere fino a pochi ml, quindi si porta
a secco sotto leggero vuoto o in corrente di azoto, si completa l'essiccamento
in stufa a 100°C per un quarto d'ora circa e, dopo raffreddamento in essiccatore,
si pesa.
5.2. Separazione della frazione sterolica.
5.2.1. Preparazione delle lastre basiche: si immergono
le lastre al gel di silice (4.4.), completamente, nella soluzione etanolica
0,2 N di idrossido di potassio (4.5.) per 10 secondi, si lasciano quindi
asciugare sotto cappa per 2 ore ed infine si pongono in stufa a 100°C per
1 ora. Si tolgono dalla stufa e si conservano in essiccatore a cloruro di
calcio fino al momento dell'impiego (le placche così trattate devono essere
impiegate entro 15 giorni).
Nota 2 - Impiegando per la separazione della frazione sterolica delle lastre
di gel di silice basiche si elimina la necessità del trattamento dell'insaponificabile
con allumina. In tal modo vengono trattenuti sulla linea di caricamento
tutti i composti di natura acida (acidi grassi ed altro) ottenendosi così
la banda degli steroli nettamente separata dalle bande degli alcoli alifatici
e triterpenici.
5.2.2. Nella camera di sviluppo delle lastre si introduce
una miscela benzene-acetone 95:5 (V/V) fino all'altezza di circa 1 cm. In
alternativa può essere usata una miscela esano-etere etilico 65:35 (V/V).
Si chiude la camera con l'apposito coperchio e si lascia così per almeno
mezz'ora in modo che si stabilisca l'equilibrio liquido-vapore. Sulle superfici
interne della camera possono essere fissate delle strisce di carta da filtro
che peschino nell'eluente: questo accorgimento permette di ridurre di circa
1/3 il tempo di sviluppo e di ottenere una più uniforme e regolare eluizione
dei componenti.
Nota 3 - Al fine di ottenere condizioni di eluizione perfettamente riproducibili
la miscela di sviluppo deve essere sostituita ad ogni prova.
5.2.3. Si prepara una soluzione al 5 % circa di insaponificabile
(5.1.5.) in cloroformio e, con la microsiringa da 100 µl si depositano su
una placca cromatografica (5.2.1.) a 2 cm circa da una estremità, 0,3 ml
di detta soluzione, in striscia il più possibile sottile ed uniforme. In
allineamento con la linea di caricamento, ad un'estremità della lastra si
depositano 2-3 µl della soluzione di riferimento degli steroli (4.11.),
allo scopo di identificare, a sviluppo ultimato, la banda degli steroli.
5.2.4. Si pone la placca nella camera di sviluppo preparata
come detto in 5.2.2. La temperatura ambiente dovrà essere mantenuta fra
15 e 20°C. Si chiude subito la camera col coperchio e si lascia eluire fino
a che il fronte del solvente sia arrivato a circa 1 cm dal bordo superiore
della placca. Si rimuove quindi la placca dalla camera di sviluppo e si
evapora il solvente in corrente di aria calda oppure lasciando la placca
per un pò di tempo sotto cappa.
5.2.5. Si spruzza la placca debolmente ed uniformemente
con la soluzione di 2,7-diclorofluoresceina. Osservando la lastra alla luce
ultravioletta si individua la banda degli steroli per allineamento con la
macchia ottenuta con la soluzione di riferimento; si delimitano con una
matita nera i limiti della banda lungo i margini di fluorescenza.
5.2.6. Con una spatola metallica si raschia il gel di silice
compreso nell'area delimitata. Il materiale asportato, finemente sminuzzato,
viene introdotto nell'imbuto filtrante (3.7.); si aggiungono 10 ml di cloroformio
caldo, si mescola accuratamente con la spatola metallica e si filtra aiutandosi
con il vuoto, raccogliendo il filtrato nella beuta (3.8.) collegata all'imbuto
filtrante. Si lava il residuo nell'imbuto per tre volte con etere etilico
(circa 10 ml per volta) raccogliendo sempre il filtrato nella stessa beuta
adattata all'imbuto. Si evapora il filtrato fino ad un volume di circa 4-5
ml, si trasferisce la soluzione residua nella provetta da 10 ml (3.9.) previamente
pesata, si porta a secco con blando riscaldamento in leggera corrente di
azoto, si riprende con qualche goccia di acetone, si riporta ancora a secco,
si pone 10 minuti circa in stufa a 105°C indi si lascia raffreddare in essiccatore
e si pesa. Il residuo contenuto nella provetta è costituito dalla frazione
sterolica.
5.3. Preparazione dei trimetilsilileteri.
5.3.1. Nella provetta contenente la frazione sterolica
si aggiunge il reattivo per la sililazione, costituito da una miscela di
piridina-esametildisilazano-trimetilclorosilano 9:3:1 (V/V/V) (nota 4) in
ragione di 50 µl per ogni milligrammo di steroli, evitando ogni assorbimento
di umidità (nota 5).
Nota 4 - Esistono in commercio soluzioni già pronte per l'uso; sono inoltre
disponibili altri reagenti silanizzanti, quali ad esempio il bis-trimetiltrifluorolacetammide
+ 1 % trimetilclorosilano da diluire son uno stesso volume di piridina anidra.
5.3.2. Si tappa la provetta, si agita cautamente (senza
capovolgere) fino a completa solubilizzazione degli steroli. Si lascia a
sé per almeno 15 minuti a temperatura ambiente, quindi si centrifuga per
alcuni minuti: la soluzione limpida è pronta per l'analisi gascromatografica.
Nota 5 - L'eventuale formazione di una leggera opalescenza è normale e non
è causa di alcun disturbo. La formazione di un flocculato bianco o la comparsa
di una colorazione rosa sono indizio della presenza di umidità o di alterazione
del reattivo. In questo caso la prova dovrà essere ripetuta.
5.4. Analisi gascromatografica.
5.4.1. Operazioni preliminari, condizionamento della colonna.
5.4.1.1. Si installa nel gascromatografo la colonna, collegando
il terminale di ingresso all'evaporatore connesso col sistema di splittaggio
e il terminale di uscita al rivelatore. Si eseguono i controlli generali
del complesso gascromatografico (tenuta dei circuiti dei gas, efficienza
del rivelatore, efficienza del sistema di splittaggio e del sistema di registrazione,
ecc.).
5.4.1.2. Se la colonna è messa in uso per la prima volta
è consigliabile procedere al suo condizionamento. Si fa fluire un leggero
flusso di gas attraverso la colonna stessa, quindi si accende il complesso
gascromatografico e si inizia un riscaldamento graduale fino a raggiungere
una temperatura di almeno 20°C superiore a quella di esercizio (nota 6).
Si mantiene tale temperatura per almeno 2 ore, quindi si porta il complesso
alle condizioni di funzionamento (regolazione del flusso dei gas e dello
splittaggio, accensione della fiamma, collegamento con il registratore elettronico,
regolazione della temperatura della camera per la colonna, del rivelatore
e dell'iniettore, ecc.) e si registra il segnale ad una sensibilità almeno
2 volte superiore a quella prevista per l'esecuzione dell'analisi. Il tracciato
della linea di base deve risultare lineare, esente da picchi di qualsiasi
natura, e non deve presentare deriva. Una deriva rettilinea negativa indica
imperfetta tenuta delle connessioni della colonna, una deriva positiva indica
un insufficiente condizionamento della colonna.
Nota 6 - La temperatura di condizionamento deve in ogni caso essere inferiore
di almeno 20°C alla temperatura massima prevista per il liquido di ripartizione
impiegato.
5.4.2. Scelta delle condizioni operative.
5.4.2.1. Condizioni operative di massima sono le seguenti:
- temperatura della colonna: 260°C ħ 5°C
- temperatura dell'evaporatore: 280°C
- temperatura del rivelatore: 290°C
- velocità lineare del gas di trasporto: elio 20 + 35 cm/s, idrogeno 30
+ 50 cm/s
- rapporto di splittaggio: da 1:50 a 1:100
- sensibilità strumentale: da 4 a 16 volte l'attenuazione minima
- sensibilità di registrazione: 1 + 2 mV f.s.
- velocità della carta: 30 + 60 cm/ora
- quantità di sostanza iniettata: 0,5 + 1 µl di soluzione di TMSE.
Tali condizioni possono essere modificate in funzione delle caratteristiche
della colonna e del gascromatografo in modo da ottenere cromatogrammi che
soddisfino le condizioni seguenti:
- il tempo di ritenzione del b -sitosterolo deve essere 20 ħ 5 minuti
- il picco del campesterolo deve essere: per l'olio di oliva (contenuto
medio 3 %) 15 ħ 5 % del fondo scala, per l'olio di soia (contenuto medio
20 %) 80 ħ 10 % del fondo scala
- si deve avere separazione di tutti gli steroli presenti; è necessario
che i picchi oltre che separati siano anche completamente risolti cioè che
il tracciato del picco raggiunga la linea di base prima dell'uscita del
picco successivo. È tuttavia tollerata anche una risoluzione incompleta
a condizione però che sia quantificabile secondo la perpendicolare il picco
a TRR 1,02.
5.4.3. Esecuzione dell'analisi.
5.4.3.1. Con la microsiringa da 10 µl si preleva 1 ml di
esano, si aspirano 0,5 µl di aria e successivamente 0,5 + 1 µl della soluzione
del campione; si alza ancora lo stantuffo della siringa in modo che l'ago
sia vuoto. Si introduce l'ago attraverso la membrana del complesso di iniezione
e dopo 1-2 secondi si inietta rapidamente e si estrae quindi lentamente
l'ago dopo circa 5 secondi.
5.4.3.2. Si effettua la registrazione fino a completa eluizione
dei TMSE degli steroli presenti.
La linea di base deve essere sempre corrispondente ai requisiti richiesti
(5.4.1.2.).
5.4.4. Identificazione dei picchi.
L'identificazione dei singoli picchi viene effettuata in base ai tempi di
ritenzione e per paragone con miscele di TMSE degli steroli, analizzate
nelle medesime condizioni.
Gli steroli vengono eluiti secondo il seguente ordine: colesterolo, brassicasterolo,
24-metilencolesterolo, campesterolo, campestanolo, stigmasterolo, D 7-campesterolo,
D 5'23-stigmastadienolo, clerosterolo, b -sitosterolo, sitostanolo, D 5-avenasterolo,
D 5'24-stigmastadienolo, D 7-stigmastenolo, D 7-avenasterolo.
Nella Tabella I sono riportati i tempi di ritenzione relativi al sitosterolo
per le colonne SE 52 e SE 54.
Le figure 1 e 2 illustrano cromatogrammi tipici di alcuni oli.
5.4.5. Valutazione quantitativa.
5.4.5.1. Si procede al calcolo con l'integratore, delle
aree dei picchi dell'a-colestanolo e degli steroli. Non vengono considerati
i picchi di eventuali componenti non compresi fra quelli elencati nella
Tabella I. Il coefficiente di risposta dell'a-colestanolo si deve intendere
unitario.
5.4.5.2. Si calcola il contenuto di ogni singolo sterolo,
in mg/100 g di sostanza grassa, come segue: |