L'ACQUA FRA
CULTURA E
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ACQUA E PESTE

Quando dal 1348 in poi l'Europa venne percorsa in lungo e in largo ciclicamente dalla peste bubbonica e polmonare, la convinzione che lavarsi fosse pericoloso e sconsigliabile divenne diffusa ovunque. Infatti a lungo gli uomini non capirono bene da dove derivasse questo flagello, ma agli inizi del XVI° secolo si cominciò a sostenere che fosse causata dai seminaria, minuscole particelle viventi in grado di riprodursi da una persona ad un'altra, e di trasmettersi proprio passando attraverso i pori della pelle, che ovviamente erano tanto più resistenti quanto più erano occlusi. Non solo la peste poteva trovare questo percorso per contaminare l'uomo, ovviamente, perché più in generale si pensava che il bagno debilitasse sempre e comunque il corpo ed esponesse al rischio di ogni tipo di malattia. Ma sicuramente fu soprattutto la paura della morte nera che frenò immensamente l'uso dell'acqua per lavarsi.

Per alcuni tipi di malattia la medicina dell'epoca consigliava di fare abluzioni totali; tuttavia, sempre per la logica dell'indebolimento corporale, in seguito era sconsigliato uscire di casa per qualche giorno, per evitare il rischio di esporsi all'aria malsana col fisico predisposto ad ammalarsi per i suoi pori troppo aperti, e per starsene in assoluto riposo così da permettere al corpo fiaccato e svigorito dal bagno di ritornare in forze.