L'ACQUA FRA
CULTURA E
SIMBOLISMO


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ACQUA DI MARE

Fino alla fine del Settecento il mare non fu considerato luogo di svago o di benessere. Anzi, lo si guardava con parecchia diffidenza, come elemento temibile e pericoloso per l'uomo. La stessa spiaggia, abitualmente sporca e piena di detriti lasciati dal mare, era considerata ricettacolo degli escrementi marini, ovvero luogo malsano e insicuro da cui era meglio stare lontani.
Bagnarsi nelle acque marine era del tutto straordinario, e veniva fatto solo per necessità. Solamente nella seconda metà del Settecento e nella prima metà del secolo successivo si iniziò a guardare il mare con occhi diversi, ovvero come luogo adatto a curare vari tipi di malattia. I primi a promuovere la balneoterapia furono inglesi e francesi; l'Italia, con Trieste, arrivò solo dopo il 1820 a creare le prime strutture per bagni marini.

Questa nuova attrazione verso l'acqua in genere e l'acqua potabile in particolare, indusse gli uomini a grandi mutamenti di mentalità ed infrastrutturali, così come stimolò l'esigenza di costruire acquedotti in grado di trasportarla nelle case o almeno nei pressi delle medesime, anche se l'Italia arrivò a simili innovazioni igieniche e tecnologiche più tardi della maggioranza degli stati europei. Gli acquedotti, poi, non diminuirono subito il pericolo di contagi infettivi: infatti, se non si prevedeva subito anche la costruzione di fognature in grado di incanalare le acque nere, le acque chiare continuavano a rischiare di essere inquinate da scarichi che finivano a caso dove potevano.