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IGIENE E ACQUA NEI SECOLIACQUA DI MARE
Fino alla fine del Settecento il mare non fu considerato luogo di svago o di benessere. Anzi, lo si guardava con parecchia diffidenza, come elemento temibile e pericoloso per l'uomo. La stessa spiaggia, abitualmente sporca e piena di detriti lasciati dal mare, era considerata ricettacolo degli escrementi marini, ovvero luogo malsano e insicuro da cui era meglio stare lontani.
Questa nuova attrazione verso l'acqua in genere e l'acqua potabile in particolare, indusse gli uomini a grandi mutamenti di mentalità ed infrastrutturali, così come stimolò l'esigenza di costruire acquedotti in grado di trasportarla nelle case o almeno nei pressi delle medesime, anche se l'Italia arrivò a simili innovazioni igieniche e tecnologiche più tardi della maggioranza degli stati europei. Gli acquedotti, poi, non diminuirono subito il pericolo di contagi infettivi: infatti, se non si prevedeva subito anche la costruzione di fognature in grado di incanalare le acque nere, le acque chiare continuavano a rischiare di essere inquinate da scarichi che finivano a caso dove potevano. |
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