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Racconti di fantaclima
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Vacanze di Natale 2050

Firenze anno 2030


FIRENZE ANNO 2030

Suona la sveglia. Un altro giorno è iniziato. Mi alzo da letto, copro le mie spalle con una leggera vestaglia ed ai miei piedi metto le mie pantofole rosa.
Tutte le mattine sempre la solita routine: doccia, colazione, vestito e lavoro. Scendo le scale di casa e mi appresto velocemente a raggiungere il molo, per non perdere il battello che mi porta in ufficio.
Tutto questo sarebbe normalissimo se si trattasse di una città come Venezia in cui la maggior parte delle vie di comunicazione sono state da secoli delle luccicanti acque, ma è una cosa alla quale ci si abitua male se si tratta di Firenze. Tra i miei ricordi di scuola c’è una mattina al cinema, il film trattava dei cambiamenti climatici e dei possibili scenari del futuro... ora siamo nel futuro.
Prendo il battello tutte le mattine, perché lo scioglimento dei ghiacciai ha innalzato il livello del mare, che è arrivato a sommergere metà delle città dell’entroterra.
Diciamo che, una domenica non so cosa fare, posso prenotare una visita guidata sotto il livello dell’acqua alla scoperta della vecchia Firenze, la stessa dove sono cresciuta ed ho visto cambiare. Il mio bus acquatico arriva verso le 7.30 e, come di consueto, mi vado a sedere al posto vicino alla cabina del conducente.
Mi piace stare ad osservare le acque che si aprono, mentre il vento finisce di pettinarmi i capelli. Alle 8.00 arrivo al mio ufficio dove lavoro come ingegnere informatico.
L’ufficio che ho è una bella e spaziosa stanza, con una scrivania e tutto il necessario tecnologico che mi serve per svolgere le mie mansioni lavorative. La cosa più bella, però, è la finestra che dà sulla città. S’intravede un grosso serbatoio, dalle dimensioni stratosferiche.
È contrassegnato da una particolare etichetta, sulla quale c’è una figura che sembra l’incrocio tra le orecchie di Topolino ed una grossa S.
Letteralmente sono i simboli dell’ossigeno, incrociati dall’iniziale della parola "Salvezza".
In quel barile enorme è la fonte di vita di ogni abitante.
Il livello di anidride carbonica nell’aria è salita talmente tanto, che non sarebbe possibile una respirazione normale. Così la nostra città si è munita di un grosso serbatoio di ossigeno, che estratto tramite una forma di fotolisi dall’acqua, insufflato nell’aria, rende possibile la respirazione e quindi la vita.
Così, mentre osservo quella costruzione, inspiro fortissimo, fino a riempirmi i polmoni di aria e con energia poi la ributto fuori. Come se, avere la forza di fare questo movimento liberatorio, mi permettesse, chiudendo gli occhi, di ritrovarmi 40-50 anni indietro, a correre nei prati, con l’aria pura che mi scorre tra la maglietta e la pancia. Ora la mia realtà è diversa.
Poi lo sguardo s’indirizza verso il quartiere dove abito.
Le case giocano con il sole e si nascondono dietro le nuvole, mentre i palazzi più ambiziosi si specchiano nel mare.
Una volta queste costruzioni erano mattoni, colorate e solari, adesso sono come robot, fatte di materiali metallici ad alta resistenza e ben fissate sulle piattaforme.
Gli uragani, viste le condizioni climatiche attuali, diventano sempre più frequenti ed è stato necessario trovare rimedi tecnici per resistere a queste minacce naturali.
I giorni degli uragani sono diventati comuni. Giornate in cui non si esce a prendere il gelato, ma si rimane in casa ben chiusi a vedere la tridimensionalTV.
Le differenze dai momenti di normale brutto tempo possono essere: attacchi di panico e scosse traballanti, oggetti che attraversano la finestra ed un forte-fortissimo vento.
Nella maggior parte dei casi i meteorologi riescono a prevedere gli uragani e, in tal caso, diventano come nostri amici... danno loro persino il nome! Quando non si prevedono? Bè: il caos!
Mi sposto dalla finestra e lavoro fino a che l’orologio non batte le sei. Riprendo la mia roba e mi avvio verso il molo per prendere il battello e tornare a casa. Mi siedo sempre al solito posto, ma dopo poco mi devo alzare per far sedere una persona anziana. Mi avvio verso il corrimano del battello, apro le braccia e la mente al vento, penso. Ci sono voluti milioni di anni a creare la vita, ma solo pochi anni a renderla difficile.
Magari non sarà colpa dell’uomo, ma solo della natura?... Domande o desiderio di non riconoscere la verità. Comunque sia, io penso... devo scendere, sono arrivata a casa.

Veronica