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Previsioni del tempo

Segni del tempo

Singolarità



METEOROLOGIA POPOLARE

La visione antica della meteorologia
L'andamento climatico e meteorologico è forse uno dei più antichi campi d'indagine umana: pochissime sono le attività che si possono svolgere senza che non intervengano fenomeni atmosferici a facilitarle o a complicarle, per cui anche l'uomo primitivo guardava il cielo e la terra per sapere come doveva comportarsi in un'infinità di occasioni. Fino all'avvento dell'agricoltura industriale l'attenzione agli eventi atmosferici è stata quasi ossessiva. Per fare un esempio: l'aratura autunnale dei campi poteva essere fatta solo quando a settembre le piogge avevano "allentato" la terra: arare il terreno secco e indurito dell'estate significava sfiancare i bovi, rovinarli. Era quindi tutto uno studio su quando sarebbero venute le prime piogge dopo la calura estiva per cominciare ad arare. Se pioveva troppo però non era facile lavorare: le zampe delle bestie affondavano nel fango rendendo impossibile il lavoro, con il rischio che a una bestia si spezzasse una gamba. Anche la semina doveva esser fatta con la terra né troppo secca, né troppo inzuppata. Se mancavano le piogge a legare il seme alla terra, la sementa poteva essere preda degli uccelli, soprattutto degli storni; se invece le piogge erano eccessive, dilavando il terreno, portavano il seme che galleggiava verso i fossati, compromettendo completamente il raccolto.

Tra i corpi celesti, osservati per prevedere
l'andamento del tempo, soprattutto la luna
è stata la spia più osservata dagli antichi
e dai contadini per conoscere le variazioni
meteorologiche.

Ogni faccenda voleva il suo clima: la vendemmia dell'uva, la raccolta delle olive, il taglio dell'erba per far fieno, la mietitura del grano, la potatura della vite. Così i contadini avevano i loro sistemi di previsione del tempo e le conseguenti regole per le faccende. Secondo la visione antica della realtà ritenevano che il mondo fosse un organismo vivente in cui ogni parte corrisponde al tutto e comunica per invisibili filamenti con tutte le altre. Non è dunque un arido, sordo meccanismo che opera per rapporti di causa ed effetto, ma un corpo vivente i cui organi partecipano di per se a una conoscenza universale potenzialmente illimitata perché deriva da Dio stesso.
La base della visione antica della materia si trova in un'opera del III°-IV° secolo d.C., un poema, I fenomeni e i pronostici, composto da Arato di Soli, uno scienziato che visse alla corte di Antigono dove rifuse un trattato di Eudosso per un gruppo di scienziati, eruditi e poeti dei quali si era circondato il sovrano. L'opera fu tradotta poi da Varrone, Cicerone, Germanico e Avieno e la materia si diffuse in tutto l'Occidente in tale forma, fondendosi con altro sapere e altre tradizioni.
La sostanziale solidarietà universale di tutte le cose era il fondamento della divinazione, della mantica, dell'arte degli aruspici, di tutte quelle pratiche divinatorie: dal momento che una cosa era in un modo, tutte le altre entravano in sintonia con quella, diremmo. Gli animali, le piante, le nuvole, il sole, la luna, le stelle, il vento, l'acqua della fonte, del fiume, captavano e portavano messaggi su cosa avveniva e sarebbe avvenuto.

Nell'antica Atene la Torre di Andronico,
di forma ottagonale, indicava agli abitanti,
popolo di marinai, la direzione degli otto
venti principali.

Un tentativo di mettersi su una strada scientifica fu fatto da Aristotele. Se si leggono le pagine del trattato Meteorologica di Aristotele si avverte subito la scarsa sensibilità d'un uomo, mosso da una vera indagine scientifica, verso queste considerazioni e connessioni "magiche" tra diversi fenomeni. Egli prende in seria considerazione i venti, ma pare non fidarsi di animali, piante e altri particolari.
Tuttavia la visione di Arato è giunta quasi fino a noi, anche perché non era affatto errata: è vero che al mutarsi del tempo muta l'atmosfera, cosa che spinge il gatto a lisciarsi il pelo, sensibile al magnetismo, e a lavarsi il muso. Le osservazioni pratiche degli antichi non erano né cervellotiche né arbitrarie, erano semmai spesso arbitrarie le connessioni, che non possono avere valore universale. Quello che accade in Asia Minore per un clima secco, può non valere in un clima umido o continentale. Tuttavia, osservati bene i fenomeni, se non è possibile una previsione sicura, permette almeno di individuare una tendenza, e questo al contadino bastava. O lo faceva bastare.