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INTRODUZIONE

In generale la didattica per progetti può costituire un veicolo a quella che Erich Fromm definisce lo stile di apprendimento secondo la modalità esistenziale dell'essere in cui gli studenti anziché essere passivi recipienti di parole e idee, ascoltano, odono e, cosa della massima importanza, ricevono e rispondono in maniera attiva, produttiva. Ciò che ascoltano, stimola gli autonomi processi di elaborazione mentale, provocando in loro il sorgere di nuove domande, di nuove idee, di nuove prospettive. Il loro ascoltare è un processo vitale. Prestano orecchio con interesse, odono davvero quel che l'insegnante dice, spontaneamente si rivitalizzano in risposta a ciò che ascoltano. Non acquisiscono semplicemente conoscenze, un bagaglio da portarsi a casa e mandare a mente. Ognuno di loro è stato coinvolto ed è mutato: ognuno dopo la lezione è diverso da come era prima. Naturalmente, questa modalità di apprendimento può imporsi solo qualora l'insegnante offra argomenti stimolanti: vuote chiacchiere non possono trovare, come risposta, la modalità dell'essere, ragion per cui gli studenti che la facciano propria preferiscono non ascoltare affatto, per concentrarsi sui loro personali processi mentali (Erich Fromm "Avere o essere").

La didattica per progetti, variando le modalità del percorso insegnamento-apprendimento, facilita anche l'emergere di talenti che difficilmente potrebbero essere valorizzati negli schemi consueti. La scuola nella sua organizzazione attuale esalta in parte solo quella che Robert J. Sternberg nella Teoria sul pensiero intelligente definisce intelligenza analitica. Sono spesso trascurate l'intelligenza pratica e l'intelligenza creativa, meglio valorizzate nello sviluppo di un progetto, con conseguente incremento dell'autostima in quegli allievi meno portati per l'aspetto analitico.