iti-ipia


Inizio

Stabilità del
motorino


Casualità della
traiettoria di
caduta


Il casco
protettivo


Un'indagine
all'ITI


Alcune
conclusioni


Bibliografia

Motorini: incidenti e prevenzione


Ing. Filadelfio Puglisi, Ing. Gianni Baroni

Insegnanti ITI-IPIA e periti del Tribunale di Firenze per i sinistri stradali

L’esperienza insegna che a Firenze in buona parte degli incidenti con feriti c’è un motorino di mezzo. Provate a chiedere a un vostro amico alla Misericordia che raccoglie gente sulla strada, quante volte quei feriti sono su un motorino.
A Firenze, con circa 320.000 veicoli a motore (auto più motocicli più motorini) viaggianti nel territorio comunale (dati del 2001) su 370.000 abitanti siamo fra le città più motorizzate del pianeta. E ci sarà pure una ragione che più di 50.000 sul totale siano ciclomotori.
Troppo comodo rispetto all’auto e al bus, si risponde.
Basta stare attenti. Ma quanto attenti?
Nessuno sembra chiedersi se il mezzo a due ruote in sé stesso abbia qualcosa di speciale che lo renda intrinsecamente pericoloso. Se sì, bisognerebbe guidare non con ordinaria cautela ma con estrema cautela, il che contrasta col fatto che attualmente si permette la guida del ciclomotore ad una età alla quale non viene riconosciuta la maturità per guidare gli altri mezzi a motore.

Vediamo di fare un po’ di analisi.
È chiaro che il motorino può essere guidato in modo serio e responsabile: se ne vedono esempi tutti i giorni. Però è umano che prima o poi qualcosa possa andare storto, magari non per imperizia del conducente, ma per effetto di errori di altri. E che quindi si arrivi a un qualche tipo di collisione. Sarebbe folle pensare di viaggiare con un mezzo qualsiasi sulle nostre strade senza assolutamente tenere in conto questa possibilità, anche tenendo il più virtuoso comportamento immaginabile. La possibilità di una collisione, sia pur remota, sia pur piccola, va tenuta sempre in mente e nessun prudentissimo conducente di qualsivoglia mezzo può pensare di essere escluso.
E qui cominciano i problemi per le due ruote, che possiedono una particolarità rispetto agli altri mezzi di locomozione: se manca il meccanismo propulsivo (le ruote che girano) vanno praticamente sempre a terra.
Questa particolarità è talmente specifica del mezzo (biciclette comprese, ma quelle vedremo hanno una energia cinetica molto bassa) che non può essere paragonato loro alcun altro veicolo.
Perfino l’aereo non perde necessariamente il suo assetto se manca la propulsione, e può planare a motore fermo senza destabilizzarsi. Perfino l’elicottero può mettere in campo una manovra in extremis se il motore si arresta (si lascia che le pale accelerino in modo passivo per frenare la caduta e mantenersi in verticale), ma le due no: se le ruote smettono di girare, quasi sempre si perde l’assetto di marcia e si va a terra (salvo procedere a così bassa velocità da poter fare in tempo ad appoggiarsi al piano stradale con le proprie gambe). La cosa è talmente singolare e così poco meditata da chi lo guida che merita una riflessione.
Gran parte delle cose che esporremo si possono applicare, con la dovuta cautela, anche ai motocicli e biciclette, ma il nostro lavoro di insegnanti ci mette in contatto soprattutto con conducenti di ciclomotore, ed a questi perciò ci limiteremo.