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Stabilità del motorino
Casualità della traiettoria di caduta
Il casco protettivo
Un'indagine all'ITI
Alcune conclusioni
Bibliografia
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Motorini: incidenti e prevenzione
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Accertato che:
- il motorino ha scarsa stabilità in caso di urto perché gli viene a mancare il meccanismo che lo tiene in assetto di marcia, cioè l’effetto giroscopico;
- la caduta a terra del conducente è un evento estremamemte casuale e per le traiettorie imprevedibili è difficile predisporre sicurezze passive;
- l’elevata energia cinetica alle velocità a cui si vedono comunemente andare i motorini mette a dura prova le caratteristiche del casco;
- la statistica sui giovani conducenti non è rassicurante per il futuro.
Cerchiamo di tirare qualche conclusione.
In generale i ragazzi abbandonano l’uso del motorino quando prendono la patente tra i 18 e 19 anni, oppure ne fanno un uso misto con l’auto. Fortunamente. Se proseguissero a usare il solo motorino per tutto il resto dell’arco lavorativo (altri 45 anni) con la frequenza e la prudenza mostrata durante l’adolescenza, passerebbero da un pronto soccorso in media 7 volte a testa durante la loro vita!
Ci si permetta una considerazione personale.
Dopo anni e anni di pubblicità (negativa) contro l’uso del motorino presso i nostri allievi una è la conclusione: un mezzo può essere pericoloso quanto si vuole, ma se fa risparmiare tempo, o in percorso o in parcheggio, lo si userà costi quel che costi. E non è affatto una questione di ragionamento o considerazioni razionali. Di fronte alla possibilità di far presto e muoversi di qua e di là, una persona perde la testa, come la potrebbe perdere di fronte ad una bella ragazza,e smette di fare conti.
Forse l’errore di base è di considerare il motorino come mezzo di locomozione di massa, perché costa poco e tutti possono permetterselo.
In realtà è di massa solo da un punto di vista economico. Da un punto di vista di pericolosità è un mezzo di elite.
Dovrebbe essere cioè guidato solo da quella (ristretta) frazione della popolazione in grado di tenere un comportamento estremamente controllato e razionale.
Noi proteggiamo i nostri ragazzi dando le chiavi di casa non troppo presto, limitando i loro soldi in tasca secondo l’età, controllando le loro frequentazioni sempre di meno via via che crescono, e alla fine rilasciando loro la patente auto a diciotto anni. La filosofia sotto tutto questo è che più una cosa è rischiosa, più tardi gliela si lascia fare. Per il conducente il motorino sembra più pericoloso dell’auto, va lasciato fare dopo. Noi diamo il patentino quattro anni prima della patente; forse andrebbe dato quattro anni dopo.
Poiché questa è fantascienza, vediamo delle soluzioni fattibili.
Ci potrebbero essere due strade.
La prima è la prevenzione fisica, cioè mezzi più sicuri, il che vuol dire, per quanto visto sopra, soprattutto mezzi che viaggino a velocità non superiori ai limiti imposti dalla attuale legislazione e con limitatori di velocità installati in modo definitivo fin dalla fabbrica: è un cambiamento epocale, che non si vede all’orizzonte neppure per le auto.
La seconda è la prevenzione mentale, che produce conducenti più sicuri.
Anzitutto col rispetto puntiglioso del Codice della Strada soprattutto degli articoli 142 (limiti di velocità), 144 (circolazione dei veicoli per file parallele),
145 (precedenza),
148 (sorpasso),
157 (arresto, fermata e sosta dei veicoli), articoli la cui lettura farà immensamente bene a qualsiasi conducente, in particolare di due ruote, ma su cui qui non entreremo perché si entra in un campo che non è più di meccanica.
E poi sviluppando una cultura del trasporto personale su strada.
Imparare a guidare un mezzo in sicurezza è difficile quanto prendere un diploma, e non se ne scappa: la scuola deve attrezzarsi per fornire ai ragazzi ben altre conoscenze ed esempi di corretto comportamento (dinamica del mezzo, psicologia della guida, statistiche dei sinistri, effetti biologici degli impatti etc. etc.) di quelle oggi a disposizione dei giovani futuri guidatori.
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