ICONOGRAFIE, STORIA DEL TERRITORIO E DEI BENI AMBIENTALI:
PER UNA CONSAPEVOLE "LETTURA" DEL PAESAGGIO E DEI
VALORI CULTURALI DELLA VALLE DEL TERZOLLE


Leonardo Rombai
con la collaborazione di Cristina Pacciani

Il cospicuo corpo iconografico fatto di fotografie "d'epoca" e di cartografie del passato che la scuola, in vari anni di non facile ricerca svolta fra la popolazione e le istituzioni non solo del quartiere (indagine che ci si augura possa proseguire), è riuscita a reperire ed a schedare, ed un campione del quale qui si espone, rappresenta un primo significativo esempio di come queste fonti possano essere utilizzate in modo produttivo sia ai fini della didattica d'ambiente e microstorica, sia dello studio scientifico dell'organizzazione socio-economica di una esigua base spaziale. Il territorio considerato, in linea di massima, corrisponde al bacino idrografico del torrente Terzolle. Questo piccolo corso d'acqua nasce sul fianco orientale del Monte Morello, fra il poggio di Castiglioni (Cercina) e l'Uccellatoio ad oltre 500 m s.l.m. e - dopo aver ricevuto, sia a destra che a sinistra, vari tributari (Terzollina, fossi di Cercina, del Mulino, della Torre al Prato, di Vagliano, della Cavallina) - sbocca nel Mugnone poco prima del Ponte di S. Donato a circa 50 m s.l.m.
La nostra piccola "regione" è costituita a nord dalla relativamente aspra valle scavata dal Terzolle nel complesso di Monte Morello - che vede prevalere (sul piano geologico) i calcari con estesi affioramenti di argilloscisti e pietraforte - ed a sud da una fascia della pianura occidentale fiorentina, creata dai depositi alluvionali degli innumerevoli corsi d'acqua che dalla cerchia collinare-montana defluiscono all'Arno: le iconografie dimostrano che il territorio, ancora fra le due guerre, rappresentava un ambiente fortemente improntato dall'agricoltura a base mezzadrile e dalla vita rurale, fatta di campagne punteggiate di case poderali, di ville signorili e di "case di fattoria", con rari, modesti e un pò sonnolenti borghi di servizio (Cercina e soprattutto Serpiolle e Careggi) che ospitavano poche famiglie di artigiani, bottegai e "operanti". Le strette connessioni con l'agricoltura (evidenti anche nella diffusione del lavoro a domicilio) e con i circostanti spazi verdi della campagna, oltre che con i lenti ritmi del mondo rurale, del resto, erano facilmente percepibili pure nelle digitazioni residenziali e industriali che la vicina città stava da pochi decenni allungando sulla direttrice Rifredi-Castello per Sesto Fiorentino, segnata dalla via Pratese e dalla ferrovia.

Molti dei caratteri paesistici e culturali dell'assetto territoriale pre-bellico e persino dell'immediato dopoguerra sono da tempo scomparsi, sia per la "rivoluzione" economica e sociale che ha investito anche la conca fiorentina, sia per la dilatazione a macchia d'olio della città che ha finito per colmare quasi tutti gli spazi verdi della pianura e parte di quelli delle basse colline che vi si appoggiano a ventaglio fra Castello, Careggi e Montughi. La regione continua fortunatamente a conservare - specialmente nella ripida e selvosa testata, o comunque nel via via più morbido settore collinare - un'elevata intensità di beni paesistico-ambientali, sotto forma di piccoli aggregati storici, come il "borghetto ridente e comunitario" di Serpiolle e quel più spazieggiato "complesso di frazioncelle" (dominato dalla pieve di S. Andrea "dalla torre campanaria singolarissima") che costituisce Cercina. Tutti gli altri valori sono riferibili a quanto rimane del paesaggio agrario tradizionale che esprime connotati di particolare bellezza per l'alta intensità delle coltivazioni arboree (viti e specialmente olivi, dominanti sul mosaico più irregolare dei "campi a pigola" nella collina e sulle geometriche squadrature dei campi della piana) e delle sistemazioni orizzontali dei versanti collinari (muretti a secco), dei cipressi e dei pini isolati o riuniti in filari, dei boschetti con alberi a foglie caduche mescolati a lecci e altri sempreverdi; del fitto reticolo delle ville (spesso circondate da giardini e parchi) e delle case coloniche dalle architetture generalmente armoniose ed eleganti; dei mulini (di Boso e di Serpiolle) e delle fornaci (come quella del Poggio del Romitorio); della fitta trama viaria che, fin dall'età medievale almeno, si riunisce a Cercina, autentico nodo di convergenza e irraggiamento sia per le comunicazioni trasversali fra il bacino fiorentino ed il Mugello che per quelle longitudinali fra le valli di Marina e Mugnone.

In ogni caso, le matrici dei beni culturali sedimentati nel palinsesto del territorio sono da ricercare nel lungo periodo storico compreso fra la colonizzazione etrusca (a cui pare risalire il toponimo Cercina da Cersino), e soprattutto romana (rimangono reperti archeologici presso la pieve di Cercina, insieme a nomi di luogo come Bugliano, Starniano, Terzolle, ecc.), che si appoggiò alla strada consolare Cassia o Clodia del II° sec. a.C. e successivamente alla centuriazione di Firenze, e l'età contemporanea. All'età medievale fanno poi riferimento molte testimonianze insediative od almeno toponomastiche, come i villaggi agricoli fortificati o i castelli di Castiglioni (dal XIII° sec. trasformato in villa signorile) e di Cercina (già abbandonato nel 1050 ed oggi "localizzabile con difficoltà"), funzionali all'organizzazione feudale e agricola di sussistenza, detta "curtense", stabilitasi nei secc. VIII°-IX°; come alcune torri (La Torre e La Torre al Prato) erette forse come "gardinghi" longobardi per sorvegliare strade di grande importanza; come le pievi romaniche di S. Andrea a Cercina e S. Stefano in Pane ed altri edifici religiosi ancora (chiese di S. Maria a Starniano, oggi diruta, di S. Margherita già S. Maria a Cercina Vecchia profanata nel 1789, di S. Maria a Urbana al Cerretino, di S. Michele a Castiglioni, ecc.); come gli innumerevoli tabernacoli disposti lungo le strade, funzionali all'espressione della religiosità quotidiana di contadini e viandanti.

A partire dai secc. XIII°-XIV°, la crescita di Firenze e delle forze borghesi determinò la disgregazione del potere e dell'assetto socio-economico feudale (dei Catellini e del vescovo fiorentino) e, in sua vece, si formò nella zona una articolata proprietà di famiglie e di enti ecclesiastici e ospedalieri cittadini che comportò la riorganizzazione del territorio mediante la mezzadria poderale, imperniata su connotati pressoché sconosciuti al Medioevo, come l'insediamento sparso e le coltivazioni promiscue che si estesero ai danni del bosco, dei sodi a pastura e degli stessi seminativi nudi, sia nell'area collinare che in quella pianeggiante, dopo le necessarie sistemazioni e bonifiche. L'appoderamento determinò il rapido popolamento della valle che si strutturò in numerosi "popoli" (ciascuno dei quali faceva riferimento ad una chiesa), organizzati nella "Lega di Cercina" e nei "pivieri" di S. Andrea e S. Stefano; contemporaneamente, vennero costruite innumerevoli "case da signore" per le villeggiature dei fiorentini e per il controllo del lavoro dei mezzadri. Tra le ville più rappresentative, basti ricordare quelle di Castiglioni, di Canonica, di Segalari, di Cerretello, di Roncastaldo, e soprattutto le dimore principesche dei Medici erette nei secc. XV°-XVI° (Careggi, con quelle vicine di Castello e Petraia). Questi edifici signorili furono dotati spesso di oratori, di parchi e giardini ed alcuni, a partire dai secc. XVI°-XVII°, anche di tinaie e cantine, frantoi e orciaie, granai ed altri ambienti per poter svolgere il ruolo di centri direzionali della vita produttiva dei poderi dipendenti: nacquero così le fattorie.

Ville e fattorie, poderi e borghi rurali, pievi e chiese suffraganee, oratori e tabernacoli, mulini e fornaci, strade e corsi d'acqua (con il Terzolle collettore di tutto il sistema, arginato e canalizzato nell'età moderna e congiunto col Mugnone), coltivazioni promiscue e boschi naturali e "giardinizzati" furono gli elementi costitutivi del "più commovente paesaggio che esista al mondo" (per dirla con Fernand Braudel), destinato a incardinare la vita economica e sociale fino ai grandi rivolgimenti degli anni '50 e '60 del Novecento.