Girolamo Dell'Olio

Un ponte fra passato e futuro.

Una frequenza comune a disposizione delle vecchie e delle nuove generazioni.

Questo è, anche, "Prestaci un Ricordo".

Oltre che, naturalmente, un repertorio di documentazione iconografica, ed un esperimento di didattica della storia attraverso il rapporto diretto con le fonti.

Nasce da un fortunato caso, questa impresa di dedicare le forze di cinque classi del "Leonardo da Vinci" alla raccolta di foto d'epoca del quartiere e della vallata.

Nasce dalla straordinaria suggestione che una cartolina spedita nell'agosto del lontano 1914 a un tale Ugo Conti, a Pisa, dalla zia, fiorentina, è stata capace di suscitare in un gruppo di studenti: i "Green Boys".

Da cinque anni i "Green Boys" sono conosciuti nel quartiere e nella città per le loro attività di tutela e di progettazione. Feste, mostre, petizioni, alberi piantumati, teatro di strada, proposte per il nuovo Piano Regolatore, collaborazioni con gruppi ed Enti, itinerari di trekking, servizio di documentazione sulla recente alluvione. Al centro delle iniziative, l' "adozione" di quel mesto torrente che, canalizzato in una grigia camicia di forza costellata di scarichi maleodoranti e discariche selvagge, lambisce l'ITI-IPIA "Leonardo da Vinci": l'antico Rio Freddo, che ha dato il nome al quartiere, e oggi è chiamato Terzolle.

Ebbene, un giorno di quattro anni fa Marilena Tinti, che al "Leonardo da Vinci" insegna ma nel quartiere anche vive, ci ha passato quell'intrigante cartolina, ricevuta dal Sig. Andrea Tenani, che è poi diventata il manifesto dell'iniziativa "Prestaci un Ricordo", e la copertina di questo catalogo.

Quante domande!

Mai possibile che quello fosse questo stesso torrente?

Quante cose, quante relazioni sono cambiate, negli ultimi 80 anni?

Studiarle, lungo il corso delle più recenti trasformazioni, può aiutarci a spiegare la perdita di quelle forme, di quel paesaggio, di quel viverci e lavorarci e giocarci e passeggiarci, di quelle ricche portate e qualità delle acque che la cartolina e cento altre testimonianze ci raccontano?

E poi, era proprio scritto che dovesse essere questa l'unica direzione possibile del cosiddetto "sviluppo", delle nostre magnifiche sorti e progressive?

Certo, il paesaggio sociale che la cartolina ci offre, con le sue lavandaie chine sul greto del torrente sotto gli occhi imperturbati di un compito signore, siamo contenti che ci sia rimasto alle spalle. Ma era proprio inevitabile che l'emancipazione femminile fin qui ottenuta, e l'avanzamento tecnologico realizzato nelle tecniche del lavaggio, ad esempio, comportassero l'eutrofizzazione delle acque, il degrado e l'abbandono dei fiumi, e mettiamoci anche l'isolamento sociale delle casalinghe?

Ma soprattutto, a chi nella scuola opera come educatore, veniva da chiedersi: con cosa potranno mai i nostri bambini e ragazzi metropolitani confrontare le proprie percezioni quotidiane fatte di movimenti proibiti, di spazi vincolati, di sensi offesi, di stress ininterrotto da rischio urbano, loro che non hanno di un passato diverso praticamente nessun vissuto diretto? Con quali strumenti potranno mai esercitare effettive capacità critiche e di progetto, quando manca loro la stessa materia prima di esperienze altre da quelle ammesse dalle ascisse dell'asfalto e dalle ordinate del cemento?

I nostri stessi cari vecchi, costretti dalla modernità a sconfessare antichi ruoli, culture e valori, appaiono in buona parte conquistati alle lusinghe ed alla suggestione dell'improvviso "benessere", e sembrano aver dimenticato il profumo, le saggezze e l'autorevolezza del passato.

Fra giovani e vecchi si è perso quasi ogni legame di comunicazione reale, di trasmissione di entusiasmi e di esperienze, al di là dello stare insieme, obbedienti, davanti alla favola televisiva di uno spot pubblicitario, di un cartone o di una telenovela. Gli uni e gli altri assoggettati ai feticci imposti dai rispettivi segmenti di mercato.

Ecco che allora dalla cartolina del Sig. Tenani abbiamo tratto l'ispirazione per tentare un percorso alla rovescia.

Innanzitutto, ricostruire e documentare, pur attraverso frammenti, il puzzle dell'ultimo secolo di storia del territorio, aiutando così l'intera comunità a recuperare pezzi di memoria storica di una cultura troppo frettolosamente accantonata. In più, usando la fotografia, abbiamo pensato, possiamo consegnare alla memoria storica del futuro altri "documenti" ancora viventi nelle cantine, nelle soffitte, negli archivi o negli album di famiglia, prima che per sfortunate vicende abbiano a deteriorarsi o a sparire. Con la piccola ambizione di contribuire magari a trovar qualcosa di interessante per lo storico vero. Ma soprattutto con l'intenzione di mettere in comunicazione un pò più di quanto non succeda i ragazzi con la comunità, la scuola secondaria con l'Università, la didattica con la ricerca, i cittadini di ieri con i cittadini di domani.

Il contatto umano con la comunità, e quello naturale con l'ambiente, hanno consentito di riscaldare l'impegno di studio, mentre ci spingevamo a ricercare anche fuori della scuola referenti, consulenze e collaborazioni.

Il primo orecchio attento, competente e disponibile lo abbiamo trovato proprio all'interno dell'Università. Il Prof. Leonardo Rombai, docente di Geografia storica, ci ha accompagnato lungo questa particolare avventura, dandoci suggerimenti operativi, chiavi di lettura, dati e coordinate per l'inquadramento scientifico del materiale che venivamo via via accumulando. Ma non solo questo: anche contributi in immagini e didascalie, la stessa articolazione tematica della mostra, ed il prezioso aiuto di due studentesse universitarie, laureande, Cristina Pacciani e Daniela Poli.

Ancora al Prof. L. Rombai dobbiamo il suggerimento di una pista di lavoro che ci auguriamo feconda di risultati nel prossimo avvenire: la collaborazione con la Dr.ssa Maura Borgioli, responsabile dell'Archivio Comunale di Fiesole, col quale la nostra scuola sta progettando un itinerario assistito di didattica della storia e di ricerca territoriale, e che alla mostra contribuisce con un kit di riproduzioni cartografiche cortesemente offerte dal Comune di Fiesole.

Ecco che allora questo esperimento di andare a frugare nei cassetti della gente, oltre che tentativo di fare storia a scuola operando con le fonti più che con i manuali, è diventato anche lavoro - non agevole, certo, e controcorrente - di raccordo e ricucitura fra mondi l'un l'altro sempre più estranei, e di stimolo alla riflessione di ciascuno di questi mondi su sé stesso, sulle radici e i bisogni che stanno sotto la crosta spessa e sorda dell'omologazione consumistica.

Che i ragazzi siano andati nelle case ad intervistare coloro che hanno prestato un ricordo, fotografico o documentario, e che se ne sia riparlato in classe, elaborando ipotesi di interpretazione storica e culturale dei materiali acquisiti, è servito per preparare le didascalie e le schede di accompagnamento alle foto. Ma è servito anche ad impostare l'inizio di un rapporto possibile. Certo, solo l'inizio.

Intanto, il frutto di questo primo e incompleto sondaggio della memoria è raccolto in questo catalogo, e soprattutto nella mostra itinerante di cui il catalogo è piccola anticipazione.

Sondaggio incompleto, dicevamo, e ce ne scusiamo, perché bisognoso di integrazioni, correzioni e puntualizzazioni, che sin d'ora sollecitiamo presso i nostri lettori.

Un buon terzo del materiale disponibile non è stato tradotto in stampe fotografiche ed in pannelli espositivi, ed anche di questo ci scusiamo, giacché non sarebbero stati sufficienti i fondi, stanziati dai tre ex Quartieri 7, 9 e 10 e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze, che - unitamente al Distretto Scolastico n. 13 - qui ringraziamo per il prezioso contributo e la fiducia accordatici. Né d'altronde la mostra avrebbe potuto dilatarsi ragionevolmente oltre gli 80 pannelli realizzati per una iniziativa espositiva itinerante come quella progettata.

Da qui, anche, il nostro nuovo progetto di un Archivio permanente della memoria, a carattere territoriale, che utilizzi il materiale edito ed inedito di "Prestaci un Ricordo" come nucleo iniziale di un repertorio in continuo, progressivo arricchimento.

E, di conseguenza, una duplice proposta.

Alle istituzioni, quella di assicurare a questa ipotesi di archivio una sede stabile ed una gestione efficiente. Magari con la collaborazione operativa delle scuole e della terza età, e l'assistenza scientifica dell'Università e degli altri Enti interessabili.

Alla cittadinanza, di continuare a offrire con generosità il proprio prezioso patrimonio di immagini, oggetti, ricordi e documenti ancora "nel cassetto". Per un futuro che non sia, come tanto presente, dalla memoria troppo corta.